Terracurva

“O dell’irrilevanza del metodo scientifico”

Ormai il terrapiattismo si era affermato in tutto il mondo. Gli ultimi focolai di resistenza dei ribelli terracurvisti erano stati spenti ben trenta anni prima, tranne uno, quello delle cosiddette Talpe Tonde. Un terracurvista italiano, che per una curiosa coincidenza si chiamava Cosimo Galilei, prima di salire sul patibolo gridò:
-Eppure è curva.

Delle vecchie teorie sulla ‘presunta’ forma curva della Terra non c’era più traccia. Erano state tutte accuratamente cancellate dai nuovi regimi che avevano costruito il loro successo sulle fake news e su teorie strampalate come le ‘scie chimiche’ e che venivano chiamati exitiani perchè erano “usciti” dall’ONU e da qualsiasi consesso internazionale per non avere nessun obbligo, ed erano usciti anche, secondo le malelingue, dal buon senso e dall’intelligenza, che, come si sa, obblighi ne impongono parecchi.

Una nuova generazione di giovani scienziati, pomposamente auto definitisi Veri Conoscitori e formatisi per la verità più su Internet che nelle aule universitarie,  (fisici, astronomi, ingegneri spaziali) aveva riportato in vita le teorie geocentriche di Apollonio di Perga e di Ipparco, fino ad allora considerate folklore storico, nonostante fossero rimaste in auge per circa duemila anni.

Ma scavando all’indietro, anziché procedere in avanti come la scienza classica aveva finora fatto, erano arrivati fino alla cosmografia mesopotamica, base delle prime mappe greche di Ecateo di Mileto ed abbracciata da Omero ed Esiodo, secondo cui la Terra era un disco piatto circondato dall’Oceano.

Negli studi televisivi si dibatteva su dove poggiasse la Terra, se sull’Oceano o su misteriose colonne. Alcuni erano convinti che avesse ragione Anassimandro quando sosteneva che la Terra era un cilindro che galleggiava nello spazio ed avevano rispolverato il concetto di antipodi immaginando un’altra terra, opposta a questa, dove gli abitanti, gli antipodi appunto, stavano a testa in giù. Oggi potremmo definire gli antipodi gli alieni dell’antichità.

Un altro argomento di accesi dibattiti era il bordo estremo della Terra. Se era circondata dall’Oceano, come faceva questo a non fuoriuscire dai bordi e precipitare nel vuoto? La teoria che, dibattito dopo dibattito, aveva avuto più fortuna era quella di una gigantesca diga circolare, costruita non si sa da chi, ma se ne sarebbe discusso nella successiva ondata di dibattiti, che conteneva l’Oceano, come un’immensa ciotola.

Quello dei Veri Conoscitori era un metodo ascientifico bizzarro: anzichè sottoporre la teoria a numerose prove per confermarla o scartarla, come appunto fa il metodo scientifico, essi provavano diversi tipi di esperimenti, convinti che prima o poi avrebbero trovato quello che la dimostrasse. Insomma volevano provare ad ogni costo la sua validità e andavano avanti fino a che non scovavano l’esperimento che la confermasse, cioè, in certi casi, mai.

Si potrebbe dire, in altre parole che questo procedimento parascientifico si proponeva di tenere in vita una teoria fino a che non si trovava la prova della sua veridicità, cioè all’infinito, a differenza del metodo scientifico tradizionale, considerato obsoleto e ridicolo dai Veri Conoscitori, che quando non può provare la validità di una teoria se ne fa una ragione e la mette da parte.

I maligni sostenevano che una teoria così, che deve a tutti i costi essere ritenuta valida, si chiama certezza ed avendo a che fare più con la fede che con la scienza non ha bisogno di prove su cui appoggiarsi, esattamente come la più classica idea paranoide. Provate a convincere un paranoico, se ci riuscite, sfoderando tutto il vostro repertorio di argomentazioni razionali, che ha torto.

Alcuni, a dire il vero, all’inizio, quando si poteva ancora metterlo in discussione, avevano paragonato il terrapiattismo ad una paranoia collettiva diffusa dalla rete, una specie di pandemia in cui quelli che si diffondevano, attaccando la materia cerebrale delle persone, non erano microorganismi patogeni ma suggestioni molto aggressive, contro le quali non sembrava esserci cura efficace.

La cosa che può apparire incomprensibile a chi è abituato a pensare che una realtà oggettiva non può essere piegata dai desiderata di nessuno, era questo schiacciare un’idea soggettiva, di solito elaborata da un personaggio carismatico, con ostinazione, fino a farla diventare artificialmente oggettiva e riuscire a farla accettare da quasi tutti. In questa realtà rovesciata si poteva senza alcuna difficoltà credere che gli asini volano.

Le immagini inviate sulla Terra dai satelliti e dalle stazioni spaziali, prima di essere pubblicate, venivano ritoccate da un apposito software che faceva apparire la Terra piatta, in attesa di scoprire a quale effetto ottico distorsivo erano soggette, per non turbare la pubblica opinione da poco convertita al terrapiattismo. Gli astronauti inviati sulle stazioni spaziali erano addestrati a mantenere il segreto ed erano sottoposti a sorveglianza continua 24 ore su 24. I più deboli venivano addirittura eliminati.

Ma come era nato il fenomeno del terrapiattismo che da bizzarra leggenda metropolitana per ingenui allocchi era diventato il credo granitico universale su cui si reggeva il nuovo ordine mondiale? Tutto ebbe inizio quando un comico americano di nome Maliob  resuscitò la teoria su YTubeer, esattamente il 25 agosto del 2011. Una cosa ‘da ridere’ si potrebbe dire se non avesse avuto conseguenze drammatiche. Al resto ci pensarono gli algoritmi della piattaforma che, per veicolare pubblicità, presentavano ai primi ignari curiosi tutti i contenuti possibili che anche solo accennavano alla terra piatta.

In soli tre anni, dal 2015 al 2018, i filmati sulla flat earth passarono da 50 mila a 19,4 milioni. Se tu sei attratto da un’idea e ascolti migliaia di persone che affermano con le più fantasiose argomentazioni che quell’idea è valida alla fine ne vieni catturato. Catene invisibili ti avvinghiano e non riesci più a liberartene, proprio perché non le vedi.

Giada aveva vent’anni ed aveva appreso del terracurvismo per caso, sfogliando uno sgualcito e polveroso libro di geografia, nascosto in soffitta sotto una pila di vecchi libri del nonno, in cui il nostro pianeta appariva colorato e tondo come un bel frutto maturo.

Non resistette alla tentazione di dirlo alla sua amica Nicole, che però era già al corrente della blasfema teoria tenuta ben nascosta dal governo, e le comunicò ingenuamente per telefono l’incredibile scoperta. La telefonata fu ovviamente intercettata e dopo appena dieci minuti fece irruzione in casa sua una squadra di Bonificatori armati fino ai denti.

Sequestrarono il libro e frugarono dappertutto. Prima di andare via intimarono a Giada di non parlare con nessuno di quello che aveva visto e di stare molto attenta perché da quel momento in poi ogni suo passo sarebbe stato sorvegliato. Giada era sconvolta.

Non capiva perché il terracurvismo era un argomento così scabroso che non si poteva neanche farvi cenno. Si sentiva in pericolo. Sapeva che dopo la scoperta che aveva fatto la sua vita non valeva più niente e che, prima o poi, l’avrebbero eliminata, simulando un incidente. Doveva assolutamente nascondersi. Ma dove? La risposta gliela diede un uomo che l’avvicinò mentre rincasava immersa in questi pensieri.

-Non aver paura. So che ti chiami Giada. Abbiamo saputo da fonti sicure che la tua terminazione – orribile termine per definire un omicidio –  è stata programmata per lunedì prossimo.  Se vuoi salvarti la pelle devi fidarti di me e seguirmi.

Il cuore cominciò a batterle forte e le gambe a tremarle, ma non aveva altra scelta che credere a quello sconosciuto che a quanto sembrava era molto ben informato.

-Chiamami Fred. Ovviamente non è il mio vero nome. Adesso andiamo a casa tua a prendere il necessario e poi ti porterò in un posto sicuro.

Il suo istinto le diceva che quell’uomo poteva veramente aiutarla e lei credette al suo istinto, come faceva sempre nelle situazioni critiche e pericolose.

Entrarono nel suo piccolo appartamento e mentre riempiva una borsa delle cose minime indispensabili per una lunga, o forse definitiva, assenza, le venne in mente la sua amica Nicole. Chissà che fine aveva fatto. Lo chiese a Fred il quale non rispose e guardò fuori dalla finestra. Questo voleva dire una sola cosa: Nicole era stata già eliminata. Scoppiò a piangere perché della morte di Nicole si sentiva in qualche modo responsabile. Se non le avesse telefonato forse sarebbe ancora viva, anche se sapeva che era già sorvegliata dalla polizia e forse, prima o poi, l’avrebbero uccisa comunque.

Quando calarono le tenebre uscirono dall’appartamento. Dopo aver percorso un dedalo di stradine strette e buie che sembrava non finire mai, un’automobile che procedeva a fari spenti li avvicinò, li fece salire e sfrecciò via.

Dopo qualche chilometro si addentrò in un bosco, lungo una stradina bianca, che presto abbandonò per inoltrarsi in mezzo agli alberi. Giunta in una piccola radura si fermò. I passeggeri scesero dall’auto e, dopo che il conducente l’ebbe ricoperta con un telo mimetico, si inerpicarono su una ripida salita in mezzo alla fitta vegetazione.

Giunti davanti ad un grosso masso che sembrava appoggiato alla parete rocciosa, Fred estrasse dalla tasca un telecomando, armeggiò con i tasti e il masso si mosse cigolando e rivelando una piccola apertura, nella quale si infilarono. Erano entrati in un cunicolo che immetteva nella vecchia miniera di carbone abbandonata della città.

Era lì che si erano rifugiati i ribelli, le Talpe Tonde, sulla cui testa pendeva una condanna a morte. Un loro infiltrato nella polizia li informava ogni volta che una persona veniva aggiunta all’elenco degli eliminandi per essere venuta a sapere del terracurvismo e subito partiva  una missione, che non sempre aveva successo, per salvarla e portarla nella miniera al sicuro, come era capitato a Giada.

Il Governo sapeva che i ribelli si nascondevano nella vecchia miniera ma tutti i tentativi di scovarli erano andati a vuoto. I poliziotti, prima di entrare nelle strette e tortuose gallerie della miniera facevano letteralmente testamento e salutavano i famigliari in lacrime, perché nessuno di quelli che vi erano entrati ne era più uscito, talchè la caccia ai ribelli nella vecchia miniera era diventato per i dirigenti un modo sicuro per liberarsi dei poliziotti scomodi.

L’esercito assicurava, davanti all’ingresso principale della miniera, una sorveglianza continua ma inutile, perchè era di dominio pubblico che i ribelli usavano ingressi segreti.

Intanto, le Talpe Tonde studiavano piani su piani per svelare alla popolazione ignara la grande menzogna del terrapiattismo. C’era la convinzione che se la gente, già esasperata dalle miserabili condizioni di vita in cui versava, avesse saputo che il potere, amministrato col pugno di ferro dal dispotico governo, si basava su una gigantesca bugia si sarebbe ribellata. Piccole rivolte spontanee erano già cominciate a scoppiare con sempre maggior frequenza e ogni volta erano state rapidamente soffocate nel sangue.

Un giorno Giada, che era diventata membro del Comando Rivoluzionario, durante un’accesa discussione sul da farsi chiese la parola.

-Ho un’idea.

Tutti tacquero incuriositi.

-L’unico modo per svegliare le coscienze assopite delle persone è mostrare loro le immagini vere che arrivano dai satelliti e dalle stazioni spaziali. Di fronte allo spettacolo di una Terra chiaramente sferica non potranno che provare rabbia per essere state turlupinate per decenni e a quel punto basterà accendere la miccia per far scoppiare la dinamite.

-E come si fa? – chiese il Comandante – La manipolazione delle immagini avviene in un posto praticamente inaccessibile e superprotetto dall’esercito, in mezzo al deserto.

-Lo so – rispose Giada – Bisognerà infiltrarsi nella Centrale, distruggere il software che trucca le immagini satellitari e trasmetterle senza filtri per televisione, anche solo per pochi secondi.

Tutti rimasero in silenzio.

-Lo so cosa state pensando. Una missione così è troppo rischiosa, ma noi lottiamo per la libertà e non c’è lotta priva di rischi. Io mi offro volontaria per questa missione. Chi vuole venire con me alzi la mano.

Dopo alcuni secondi di esitazione tutte le mani si levarono.

-Non avevo dubbi. – disse Giada sorridendo soddisfatta.

Venne formato un commando di dieci tra uomini e donne capeggiato da Giada, che iniziò subito un addestramento duro per la missione.

L’impresa, denominata Operazione Disvelamento che, se avesse avuto successo avrebbe liberato il mondo dalla tirannia del terrapiattismo e sarebbe passata alla storia e che se, invece, fosse fallita sarebbe stata l’ennesima eliminazione di ribelli tenuta nascosta all’opinione pubblica, fu lanciata il 10 agosto, sotto un sole cocente.

Il camion militare che portava provviste alla Centrale passò alle dieci in punto.  Giada e i suoi compagni lo costrinsero a fermarsi con le armi spianate. Poi neutralizzarono i soldati a bordo, indossarono le loro divise e si diressero con l’automezzo verso l’obiettivo.

Con la parola d’ordine ottenuta dai militari catturati entrare nella Centrale fu uno scherzo. Attesero che calasse il buio per penetrare furtivamente nell’edificio e raggiungere la stanza dove un potente computer con un software sofisticato elaborava tutte le immagini che provenivano dallo spazio e le trasformava in fake pictures che mostravano una Terra piatta come un’enorme tavola verde-azzurra.

Fu Giada stessa, con il cuore che le batteva forte, a bypassare il computer ed a collegare direttamente i satelliti con i circuiti televisivi mondiali. Potete immaginare cosa successe.

In tutto il mondo gli schermi televisivi, dopo il tipico sfarfallio che preannuncia un cambio di collegamento, cominciarono a trasmettere immagini in diretta che mostravano una Terra più tonda e colorata che mai, come una bella mela matura che ti invita ad addentarla. Lo stupore che ne seguì produsse l’apertura spontanea di milioni di bocche e l’emissione di un “Oh” planetario.

-Che palla gigantesca! – esclamò uno.

-E’ vero. Non avrei mai immaginato che fosse così.

-Ma cos’hai capito. Volevo dire che palla gigantesca ci hanno raccontato facendoci credere che la terra era piatta.

Un altro:

-Citrullo.

-Beh, non mi pare proprio che rassomigli ad un cetriolo.

-Citrullo io che ho creduto ai terrapiattisti.

La trasmissione delle immagini autentiche dei satelliti durò ben otto minuti e mezzo. Tanto impiegò la squadra di tecnici della centrale per ripristinare il ‘grande inganno’ che oramai era stato irrimediabilmente svelato.

Mentre i soldati cercavano dappertutto il commando che aveva sabotato la Centrale, senza trovarne traccia, Giada e i compagni, che la portarono in trionfo sulle spalle, festeggiavano il successo dell’impresa con champagne, canti e balli. Presto avrebbero abbandonato la miniera per mettersi alla guida della rivolta mondiale, che fu immediata.

Masse enormi e incontenibili di persone inferocite  travolsero polizia ed esercito e assaltarono i palazzi del potere, la cui inespugnabilità è solo apparente ed è data dalla loro forza simbolica, cioè dalla capacità di convincere le persone che sono veramente inespugnabili e dal conseguente timore che incutono. Si scoprì che le lauree esibite dai Veri Conoscitori erano tutte fasulle e comperate in falsi atenei dislocati in paesi del terzo mondo e di cui nessun vero accademico aveva mai sentito parlare. Furono stracciate in pubblico e i loro possessori messi alla gogna.

Partì la caccia spietata ai terrapiattisti che venivano impiccati nelle piazze. Chi si era pubblicamente esposto a favore del terrapiattismo non aveva scampo.

Alcuni terrapiattisti irriducibili non accettarono la sconfitta e si tolsero la vita.  Altri si nascosero cambiando identità. Alcuni tentarono di salvarsi offrendo danaro o informazioni preziose. La maggior parte, tentò di camuffarsi da terracurvista dell’ultima ora ma se era comparso in qualche talk show e si era pronunciato a favore del terrapiattismo non aveva alcuna speranza di farla franca perché innumerevoli squadre di tecnici passavano al setaccio le registrazioni di tutti i dibattiti in cui si era discusso di terra piatta.

Poi, come sempre succede dopo una rivoluzione, le acque si calmarono. Di fronte all’evidenza che non si potevano eliminare tutti i terrapiattisti ancora in circolazione, fu emanata un’amnistia. Il metodo scientifico riprese il posto d’onore che gli era stato sottratto dagli oscurantisti e gli scienziati ricominciarono a fare ricerca seria. La tirannia della bufala era stata piegata dal buon senso e dalla ragione … ma fino a quando?

Vito Viceconti

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