Ming jié

La verità si nasconde sempre dietro a ciò che appare. Ming jie

Hai yun guardava preoccupata attraverso il piccolo vetro della porta azzurra chiusa. Nella stanza isolata del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Wuhan era ricoverato Ming Jie, uno dei primi ad ammalarsi di coronavirus. Un giorno aveva cominciato a tossire, una tosse secca e stizzosa, e sua moglie l’aveva portato in ospedale.

Hai yun, coperta dalla testa ai piedi come tutti gli infermieri e i medici dell’ospedale,  da una fragile barriera di plastica azzurrina il cui scopo illusorio era quello di fermare il virus invisibile,  era inquieta e preoccupata perché Ming jie aveva 101 anni. La cosa potrebbe farvi sorridere. Preoccuparsi di un vegliardo centenario sembrerà incomprensibile a voi che avete sempre tirato un sospiro di sollievo ogni qualvolta i virologi dicevano che i morti erano tutti molto vecchi e con ‘patologie pregresse’. Ma voi siete occidentali e non potete capire la mentalità cinese. Per Hai yun la vita di Ming jie era preziosa alla pari se non di più di quella di un giovane forte e pieno di salute. E’ difficile da spiegare. Avete mai visto un albero secolare? Più è vecchio più è imponente e forte. Le sue radici hanno cominciato ad abbarbicarsi al terreno molti secoli prima che voi nasceste. I segreti della terra che un albero secolare custodisce sono innumerevoli. Guardarlo non può che procurarvi serenità, non può che farvi percepire la forza smisurata e pacata della natura. Voi potete colpirlo e lui se ne resta immobile e indifferente, solo infastidito, come voi d’inverno quando una mosca vi ronza intorno per riscaldarsi col calore del vostro corpo e vuole a tutti i costi poggiarsi sulla vostra mano o entrare nelle vostre orecchie. Potrebbe liberarsi di voi facendo cadere un ramo e schiacciandovi, ma non lo fa. Vi lascia giocare, paziente, come una leonessa permette al suo cucciolo di mordicchiarle le orecchie.

Dunque Hai yun era in ambascia per Ming jie. Dite la verità. Come vi immaginereste un centenario affetto da coronavirus? Lo so. Accasciato sul letto, con la bocca aperta, ansimante, gli occhi chiusi e la fronte aggrottata. Se poteste sbirciare come Hai yun attraverso il vetro appannato della camera vedreste, invece,  un vecchietto in piedi concentrato in un esercizio di quella che in Occidente è impropriamente chiamata Ginnastica Cinese e che invece in Cina è conosciuta come Pa Tuan Chin, secondo i cui principi mente e corpo rappresentano un’entità unica. Ma non lo diceva anche Giovenale, nella decima delle sue Satire (Mens sana in corpore sano “una mente sana in un corpo sano”), in cui voleva dimostrare la vacuità di valori come ricchezza e potere? Pensate. Più di duemila anni fa.

Alla vista di Ming jie in piedi, che si muove con agilità, voi spalanchereste la bocca e gli occhi, Hai yun invece sorride, rasserenata. Ming jie la vede e le fa garbatamente segno di allontanarsi. Ogni volta che Hai yun entra e gli chiede come sta, Ming jie le dice: “Non preoccupatevi di me. Io sto bene. Pensate ai giovani. E ricordatevi – chiosa- che la verità si nasconde sempre dietro a ciò che appare”. Per noi è impossibile immaginare che un giovane possa avere più bisogno di cure di un vecchio, abbagliati come siamo dal mito della superiorità della giovinezza rispetto alla vecchiaia.

Ma abbandonate per un attimo il vostro stupore e seguitemi. Entriamo nella stanza di Ming jie, invisibili come fantasmi. Mi raccomando, silenzio assoluto. E’ notte. Ming jie è seduto sul letto e sussurra qualcosa.

-Minuscola Entità che sei penetrata nel mio fragile corpo, come mi piacerebbe conoscerti e parlare con te. Sono vecchio abbastanza per capire che se il cosmo si è scomodato per mandarti tra noi avrà ragioni molto valide. Di solito uno scompiglio come quello che stai provocando tu succede quando l’umanità corre un grande pericolo.

-Ehi, Ming jie.

-Chi sei – esclamò Ming jie guardandosi intorno.

– Sono la Minuscola Entità

-Ti ho disturbato? Ho intralciato il tuo lavoro? Scusami se l’ho fatto. Non era mia intenzione.

-Macchè. Ti sono grata perché mi hai trattata con rispetto.  Hai capito che io sto svolgendo solo il mio compito come tutti gli atomi dell’universo. Non odio gli esseri umani. Come potrei? Non posso depredare ricchezze o accapararmi potere. Non saprei che farmene. Sono stata creata per fare quello che faccio Punto. Non ho rabbia né crudeltà. Gli uomini mi definiscono ‘nemico invisibile’. Ma io non sono nemico di nessuno. Se ragionassi come gli esseri umani sceglierei le mie vittime, mi farei comprare, risparmierei i ricchi in cambio di montagne di denaro e mi accanirei sui poveri. Io non sono nemica di nessuno. Sono solo necessaria, nel senso che se il cosmo ha mandato me non poteva fare altrimenti.

Seguì un breve silenzio.

-Ehi, Min jie. Non mi chiedi perché il cosmo mi ha ingaggiata?

-Non te lo chiedo perché neanche tu lo sai. Io e te possiamo solo fare supposizioni. Scorgere indizi. Noi esseri umani siamo troppo semplici e lineari per poter capire le ragioni contorte del cosmo.

-E’ vero. Hai ragione. Ma tu hai scorto indizi delle ragioni della mia presenza’

-Sì. Molti. Basandomi sugli effetti che produci.

-Mi potresti fare qualche esempio.

-Tu hai costretto a rallentare una macchina che correva all’impazzata. L’aria sulla Cina e sulla Pianura Padana, in Italia, è diventata tersa perchè le fabbriche si sono fermate. Certo l’uomo non capisce e si preoccupa solo dei lunedì neri delle borse, ma non può farci niente. Hanno usato il denaro per fermarti. L’hanno sempre considerato onnipotente, capace di risolvere ogni crisi ma questa volta non è servito a nulla. La FED ha messo in campo 700 miliardi di dollari di liquidità. l’FMI ha rilanciato con mille miliardi, ma le borse sono crollate lo stesso. La gente comincia a capire che la crisi che hai prodotto tu è diversa e non si si può superare a suon di miliardi. Hanno chiuso frontiere e confini ma tu sei passata lo stesso. Io credo che la natura si sia stancata di vedere l’umanità, sua creatura, farsi del male ed abbia reagito. E questa volta stia usando le maniere forti. Per impedire ad un bambino di farsi male con un rasoio non puoi convincerlo con le buone a metterlo giù. Glielo devi togliere con la forza, ricorrendo a due scappellotti, se necessario. Lui non capirà. Si dispererà e strepiterà e ti odierà a morte, ma tu intanto gli avrai impedito di farsi del male. L’uomo forse non capirà e non accetterà mai quello che sta succedendo ma intanto è costretto a rallentare, a porsi un sacco di domande su cui negli ultimi decenni ha sempre sorvolato, a non schiantarsi. Lui ti odia e ti considera un nemico spietato ma tu gli stai offrendo delle grandi opportunità. I giovani che passano tutti il loro tempo nel mondo virtuale del telefonino non andando mai a trovare i nonni adesso che li vedono isolati in una camera di ospedale attaccati ad un respiratore hanno un desiderio struggente di abbracciarli e di farsi raccontare storie vere e non virtuali ma non possono neanche avvicinarsi a loro. Ci siamo sempre di più isolati in un’individualismo esasperato ed ora non possiamo toccarci o abbracciarci e dobbiamo rimanere ad un metro di distanza. Questo ci costringe a guardarci negli occhi e scoprire il loro colore. Abbiamo vagheggiato sulle meraviglie della didattica a distanza ed ora agli alunni manca la presenza fisica dell’insegnante, la sua pazienza, i suoi sorrisi, la sua esperienza, ed hanno una voglia matta di tornare in classe. Ti basta?

-Sì. Adesso io e le mie colleghe ti dobbiamo lasciare.

-Come? Non dovete finire il lavoro? Vi prego, uccidete me e risparmiate un giovane. Sono vecchio, debole e stanco. A cosa mi serve rimanere ancora vivo?

-Mi dispiace, ma non dipende da noi. Ci è stato chiesto di non accanirci su chi ci rispetta e non ha paura di noi. Chiunque esso sia. Vecchio o giovane.

-Ma perché?

-Per un fatto naturale. L’organismo di chi ha paura produce sostanze che abbassano le difese immunitarie. Chi invece è in armonia con la natura e non ha paura di morire perché non ha paura di rischiare di vivere è forte ed ogni nostro sforzo di abbatterlo sarebbe vano. Tu lo sai che nel cosmo non c’è spreco, tutto è prezioso e niente si butta. Siete voi che dividete i vostri simili in buoni degni di vivere e cattivi meritevoli di morire.

-Capisco.

-Ma come. Tu non pensi che questo sia ingiusto?

-No. Sono vecchio abbastanza per sapere che la morte non è una punizione, ma semplicemente il passaggio ad una nuova vita, qualunque forma essa abbia, anche quella di un ritorno nel tutto.

-Addio Ming jie.

-Addio Minuscola entità e grazie per aver conversato con me.

-E’ stato un piacere.

E’ mattino. La luce penetra dalla finestra e inonda la stanza. Adesso seguitemi ed usciamo, in punta di piedi così come siamo entrati. Hai yun entra nella stanza e vede Ming jie seduto sul letto con accanto la sua piccola valigia riempita con le sue poche cose.

-Ming jie, non tossisci più?

-Sono guarito. Non è la mia ora. Mi dispiace. Ricordati sempre Hai yun, che la verità si nasconde sempre dietro ciò che appare. Ho preparato le mie cose per lasciare il letto libero a chi ne ha bisogno.

Hai yun sorrise felice e non potè trattenersi dall’abbracciare Ming jie. Tenendo stretto a se il corpo sottile e scarno del vegliardo sentì l’odore penetrante e inconfondibile del muschio che ricopre la corteccia rugosa degli alberi secolari.

Vito Viceconti

 

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