La strega innamorata

Contavo di scrivere dodici storie su figure di donne, sei diaboliche e sei angeliche. Non so perché, ma sono riuscito a trovare solo quelle diaboliche.

Barbey D’Aurevilly, Preface a Les Diaboliques

    Settembrino rimase un pò stupito. Non sapeva esattamente perché, ma era convinto che le streghe dovessero essere donne molto pallide, con i capelli neri corvini e le labbra rosse come il sangue, invece questa aveva un aspetto, per così dire, assolutamente normale. Una bella ragazza sana, con un colorito da vita all’aria aperta, i capelli castano chiari, un bell’ovale tondo e occhi grandi, sorridenti e birichini. Ma che fosse una strega, non c’erano dubbi! Anche la casa non corrispondeva alle sue aspettative e alle sue supposizioni. Una piccola casa tradizionale, molto calda, pulita e ordinata, niente di oscuro. Certo che a guardarla meglio, almeno un po’ di malizia non si poteva non notare. La bocca aveva una piccola fossetta a sinistra  che   sembrava  prendere  in  giro  e  gli occhi uno scintillìo di superiorità. Una strega quindi, in un certo senso, abbastanza fuori del comune.

    Dopo essersi presentato, c’era stato un attimo, molto breve, ma molto intenso, di reciproco esame, poi fu lei a parlare per prima.

   “Ho capito chi l’ha mandata, ma non ho del tutto capito lo scopo, per il quale è venuto a trovarmi.”

   “Penso che sia inutile girarci intorno. Lei sta mettendo a ferro e a fuoco questo paese e il mio maestro mi ha mandato a parlare con lei, per vedere se è disposta a lasciar perdere. Mi è stato detto tuttavia di limitarmi a fare un timido tentativo, di non impegnarmi troppo nella cosa.”

   “C’è una ragione particolare perché il suo maestro ha scelto lei? so che ha parecchi discepoli e discepole.”

   “A dire il vero nemmeno io ho capito del tutto il motivo per il quale ha scelto proprio me, ma durante il viaggio ho elaborato una mia piccola teoria. Mi è venuto in mente un passaggio nei libri di Castaneda, non ricordo esattamente, ma mi pare si trovi nelle prime pagine del Secondo Anello del Potere …”

   “Non conosco né l’autore, né il libro.”

   “Non ha importanza, ad ogni modo l’autore dice in sintesi che uno stregone non può essere sconfitto da un altro stregone, che ci vuole per questo un imbecille qualunque. Non che io pensi proprio di essere uno scemo, ma non sono di sicuro un uomo di potere, anzi credo di essere del tutto negato per le scienze o le arti occulte. Ho sempre pensato che questo tipo di capacità nascano e si sviluppino in persone che sono vissute nella natura o che hanno avuto fin dall’infanzia un intenso rapporto con luoghi selvaggi. Io sono nato in città, amo la natura e la rispetto, ma mi sento del tutto straniero in quel mondo. Inoltre sono anche un uomo un po’ ingenuo e credo che questa caratteristica abbia un effetto stemperante sui poteri della malizia e dell’astuzia.”

   “Capisco, ma ho l’impressione che il suo maestro avesse in mente qualcosa d’altro. Forse queste sue caratteristiche, ammesso che le abbia veramente, possono servirle per difendersi da me o per stornare un mio potere, ma non vedo come potrebbero esserle utili per convincermi a desistere    dalla    giusta    punizione    che  sto infliggendo   agli   abitanti   di   questo   paese.”

   “Non lo so neppure io.”

   “Comunque non ho nulla in contrario a parlare con lei, ma ricordi che non le prometto nulla.”

   “La ringrazio, ma mi permetta per prima cosa di chiederle se è proprio vero che lei è una strega e che sta tormentando i suoi compaesani.”

   “Sì, non sono certa che il termine con cui mi definisce sia proprio quello, ma in qualche modo è così ed è anche vero che sto tormentando i miei compaesani.”

   “Ne potrei conoscere la ragione?”

   “La vendetta. Io forse sono una strega e certamente non sono una persona buona, ma loro sono sicuramente malvagi. Questo è un paese diabolico nel senso meno piacevole della parola, anzi tutta questa regione lo è e chi gioca con il diavolo finisce per trovare anche i suoi affini. Io mi sono specializzata nel tormentare loro, ma ci sono almeno cento altri paesi o cittadine come questa, che se solo potessi raderei al suolo. Sono però anche una persona misurata  e  pur  desiderandolo,  non  vado  oltre l’estensione dei miei poteri, per cui non mi sforzo di fare un male maggiore di quello che riesco a fare spontaneamente e senza eccessiva fatica. E’ passato per il paese, venendo qui? ha dato un’occhiata alla gente o è venuto direttamente da me?”

   “Sono venuto dritto dritto.”

   “Allora andiamo a fare due passi in giro. Penso che sia importante che lei veda con i propri occhi.”

   Era primavera, ma si trovavano in una regione piuttosto alta. Misero il cappotto e uscirono. Portava un cappottino grigio, lungo, che anche quello, per modestia e semplicità, continuava a contraddire quello che si era aspettato di trovare. La sua casa era proprio al centro del paese. Pochi metri e ci si trovava nella piazza principale. Non era una gran località, tra centro e case sparse, probabilmente non c’erano più di mille abitanti. Fu in quel momento che cominciò a prendere sul serio la cosa. Fino ad allora non aveva visto altro che una ragazza o donna, abbastanza carina e non giovanissima, che non gli aveva suscitato nessun sentimento di pericolo. Tutto  il contrario, quando cominciò a notare lo sguardo della gente intorno a loro. Era un impatto sconcertante. La guardavano con un misto di terrore e di odio, più terrore che odio, che creava una sensazione di disagio quasi fisico. Pareva che nessuno ne fosse immune, né uomini, né donne, nemmeno i bambini e gli animali. Lei però non ne era minimamente turbata, sembrava quasi che si nutrisse di questa ripugnanza, che le desse piacere e mentre passeggiavano di buon passo, parlava con un tono distaccato e quasi allegro.

   “La parola più importante che deve imparare di questo paese è ‘ghed’. E’ una parola del dialetto. Originariamente voleva dire oro, ma ora significa soldi, denaro. Ghed è il troll di questo paese, c’è dappertutto, tutto è ghed. Ghed è il ruscello del paese, ghed la strada, ghed i rapporti tra le persone, ghed le case, ghed gli alberi, ghed le piante e i fiori, ghed le persone. Più ghed o meno ghed. Anche la salute è ghed, ma anche la malattia. Per il farmacista la malattia è ghed. La bellezza delle ragazze è ghed. TUTTO E’ GHED. La parola viene pronunciata con una frequenza del duecento per cento  rispetto ad ogni altra parola e nella mente vive indisturbata, perché nella testa di questa gente non c’è altro che ghed. Sopra quel campanile che vede lì sulla sinistra, c’era un bell’affresco popolare, molto naif. Lo hanno cancellato perché non era ghed. Poi gli hanno detto che i turisti apprezzavano i dipinti folcloristici ed è stato restaurato, perché il turismo è molto ghed, quindi l’affresco è ritornato ad essere ghed. Io li terrorizzo perché li colpisco nel ghed.”

   “E come fa? Gli avvelena il bestiame? Gli rovina i raccolti? Fa venire la grandine?”

   “No, il mio potere non è sulla natura, ma solo sugli umani. Ho sentito di streghe che vanno nelle stalle e alzano la sottana e le mucche perdono il latte o abortiscono, oppure salgono sulle cime dei monti e mostrando al cielo quello che non si deve mostrare, attirano la tempesta. Similia similibus. Ce ne sono un paio di questo tipo meteorologico nella val Begrüner. Per quanto riguarda me non riuscirei a spostare un granellino di polvere con la mia magia, neanche soffiandoci sopra. L’unica influenza che ho è sugli uomini o meglio sugli umani. C’è un’altra parola  che deve imparare del nostro dialetto. E’ ‘saf’ Conosce il tedesco? In tedesco sarebbe saft, che significa più o meno succo, estratto, come in apfelsaft, succo di mele, ma in dialetto ha un significato più vasto, più o meno come ‘lust’.

   Significa piacere, gusto, sensi, lussuria, acquolina in bocca, brama, carne, sesso. E’ il piacere sensuale in qualsiasi accezione, dal desiderio di cibo al sesso vero e proprio, ma anche il piacere di dormire, di carezzare una cosa morbida, di sentire un buon profumo. In realtà qui è un concetto cosmico come ghed. Però saf è il nemico di ghed, quando c’è saf non c’è più ghed. In termini banali il piacere è nemico del guadagno. Saf danneggia ghed, ne riduce la portata e l’estensione. E’ come un primordiale conflitto tra il bene e il male. Naturalmente loro considerano saf il male, anche se ovviamente è esattamente il contrario. Io sono nata in questo paese e ghed mi ha torturato per un lungo periodo della mia vita. A tre anni ho chiesto un minuscolo ghed per comperarmi un piccolo süss. I süss da noi sono delle specie di caramelle senza zucchero, delle pure  illusioni.  Se  ne  acquistano  venti  con un centesimo, zwantzig für ein karliner, sono come le vostre caramelle dietetiche. Mia madre mi ha detto queste testuali parole: ‘No süss, kostet ghed!’ e da allora è sempre stato così per tutto. Dondolarsi in altalena non porta ghed. Chi dorme non piglia ghed. Chi va a ballare perde tempo e il tempo è ghed. Se un’illustrazione su un libro mi faceva esclamare ‘Che bello!’, noi in realtà diciamo ‘wunderschoen’, oh no, wunderschoen ist nicht ghed, wunderschoen è come un buco nella tasca da cui scappa ghed. Cominciate a capire Herr Settembrino?”

   “Sì, capisco la sua irritazione, ma non ho ancora capito la natura del suo potere.”

   “Oh, è una cosa molto semplice, non so se per una reazione chimica, per una vendetta della natura stessa, per una compensazione o una enantiodromia, come dite voi junghiani, ma io ho sviluppato un saf assolutamente devastante.”

   “Una sorta di sex appeal intende dire?”

   “No, è una cosa veramente smisurata e generalizzata. Le faccio un esempio, io cucino molto bene, ma dirlo così non significa nulla, io cucino ‘terribilmente bene’.”

   “Questa è una cosa che mi piace molto e che vorrei proprio provare.”

   “Vede, questo è il segno che lei proprio non capisce ed è ovvio che non capisca. Glielo spiegherò in parole crude. Se un qualsiasi essere umano mangia quello che io preparo, non riuscirà MAI PIU’ a gustare nella sua vita nessun altro tipo di cibo. Nella migliore delle ipotesi, forse, riuscirà ancora con molto sforzo a mangiare qualcosa che io non ho cucinato, ma anche così, qualsiasi altro nutrimento gli sembrerà assolutamente schifoso. Mi perdoni la parola, ma chi ha mangiato qualcosa uscito dalle mie mani, trova qualsiasi cosa che gli entri in bocca ‘pura merda’. Qualche anno fa ho portato un vassoio di frittelle per la sagra del patrono. Sono state mangiate da una trentina di persone, di queste otto sono morte di anoressia nel giro di sei mesi, le altre sono dimagrite spaventosamente e piangono dalla mattina alla sera. C’era molto saf in quelle frittelle, direi tutto il saf del mondo.”

   “Dunque se io mangiassi una tartina da lei, sarei spacciato?”

   “Non necessariamente. Sono in grado di mettere nel cibo un millesimo del saf che posso metterci  senza  alcuna  fatica,  ma  non riesco a non mettercene proprio per niente. Ridotto al minimo, le creerebbe una nostalgia irresistibile di questo miserabile paese, una malinconia ricorrente e fastidiosa?”

   “Ma è una sorta di alchimia?”

   “No, non preparo niente di speciale, mi basta che le mie dita sfiorino le pietanze perché si riempiano di saf, ma posso anche offrire cibo incontaminato, quasi, se voglio.”

   “Ma lei tutto questo non lo fa apposta. Non sarebbe più corretto chiamarla fata?”

   “Lei sogna, non esistono fate. Quelle che chiamate fate, sono solo le streghe più carine. Quelle brutte e vecchie invece le chiamate ‘streghe’. Mi sono spiegata?”

   “Sì!”

   “E inoltre lo faccio quasi apposta. Mi viene spontaneo e ci provo gusto.”

   “Ma non potranno odiarla solo per un vassoio di frittelle? Li ho visti, sono veramente terrorizzati. Inoltre non sono certo obbligati a mangiare i suoi dannati manicaretti.”

   “E’ così, ma naturalmente c’è dell’altro, altre due cose per l’esattezza, più una terza.”

   “Tre cose.”

   “Sì! Innanzitutto io ho degli occhi molto saf. Non so se ha notato quanto sono grandi e tondi. Non le ricordano quelli delle divinità sumere?”

   “Sì! Ci avevo pensato subito, a dire il vero. Avevo notato quella straordinaria rassomiglianza. Ma che male possono fare due begli occhi?”

   “Se io li apro bene bene e fisso con intenzione una persona, quella persona è perduta, i suoi occhi da quel momento desiderano incontrare solo i miei occhi, sono presi da un desiderio struggente di annegarsi nel loro mare. Non fanno più nulla, sospirano solo, gemono, può durare un giorno, una settimana, un anno. Non fanno più nulla, non producono più alcun ghed. Vorrebbero, ma non ci riescono. E se non lavorano i campi, se non potano le vigne, se non tengono aperti gli hotel, se non fanno gli strudel, prima o poi vanno in malora, il bestiame non viene curato, la campagna si inselvatichisce e così svaniscono le fortune, le pile, le masse e le torri di ghed. Le assicuro che ho causato delle vere catastrofi finanziarie e umane in questo paese.”

   “Ho sentito, ma non ne avevo compreso la causa.”

   “E si ricordi che è solo un po’ di saf. Il saf degli occhi è molto dolce, molto spirituale, non ha poi un grandissimo potere.”

   “E il secondo saf dove ce l’ha?”

   “Indovini!”

   “Le labbra!”

   “Bravo!”

   “Ma io non lo vedo, ha davvero una bellissima bocca e non mi dispiacerebbe baciarla, ma non mi sembra …”

   “Ho anche il potere di trattenere il mio potere. Mi creda. Non si balocchi con la sua imprudente incredulità, potrebbe indurmi in  tentazione. Sono sempre una donna e mi irrita non vedere riconosciuti i miei doni naturali.”

   “Ma cosa succederebbe, se lei per così dire accendesse questo potere?”

   “Sarebbe disposto a morire pur di darmi un  bacio, potrei fare di lei qualsiasi cosa, potrei farla arrampicare su quel muro in verticale e se non potesse baciarmi, si rotolerebbe per terra come un bambino, singhiozzerebbe e piangerebbe, si torcerebbe le mani disperato. Sarebbe sempre in ginocchio dietro di me. Le racconterò  una cosa incredibile, ma  spero bene che il suo maestro le abbia raccontato qualcosa di me, almeno dei fenomeni esteriori. Certe notti, se fatico a dormire, per distrarmi apro la finestra e socchiudo le labbra. Faccio così il rumore di un bacetto, ein küsslein. Ho tre case davanti alla mia. Tutti gli uomini dai dieci ai novanta schizzano fuori e si mettono ad ululare come lupi intorno alla mia casa. Se la mia bocca emettesse uno schiocco più forte o lasciassi uscire tutto il saf che ho in me, verrebbero da tutti i paesi vicini.”

   “Ma il prete sa tutto questo? Non ha cercato di esorcizzarla?”

   “Non me lo dica, il poveretto ha cercato di farlo, ma invano ed è scappato in lacrime. Con lui non ho esagerato, perché non è un cattivo diavolo.”

   “Temo proprio di sapere dove ha il terzo saf.”

   “Sì, è proprio lì ed è il mio potere più terribile.”

   “E come si manifesta?? Immagino che faccia impazzire qualsiasi maschio, ma in che modo fa danni? Sarà più o meno come gli altri poteri? Fa morire di desiderio?”

   “No,  è  più  specifico.  Gli  occhi suscitano la disperazione dell’amore romantico, spirituale, la bocca suscita la disperazione dell’amore tra uomo e donna, ma laggiù è come un profumo che si spande nell’aria, un aroma delizioso. Le assicuro che quando il fiore si apre, questo aroma arriva a chilometri e chilometri di distanza ed ha davvero un effetto speciale: rende tutti gli uomini impotenti e questo è il mio modo di vendicarmi anche delle donne. Inoltre confonde le api che girano intorno, stremate, senza capirci nulla e ignorano i fiori. Niente miele quell’anno e niente impollinazione e niente ghed sulle montagne!”

   “Ma lei quindi non può avere una vita amorosa normale?”

   “In me di normale, per fortuna o per disgrazia, c’è davvero ben poco, ma anche questo potere posso trattenerlo quanto basta. Ho fatto l’amore con molti uomini.”

   “E che fine hanno fatto?”

   “Sono svaniti tutti. Li consumo, anche se non faccio apposta. Vede, io ho un giardino che è un vero luogo di delizie. Il paradiso non può essere di questo mondo. Chi lo prova va presto nell’altro.”

   “E le dispiace?”

   “No, è una fine ben dolce dopo tutto. Le farò in un piccolo esempio. In un rapporto, anche molto banale, di solito provo dai venti ai trenta orgasmi. Alle volte ho un orgasmo solo perché uno mi sfiora con un dito. Quando ero adolescente mi succedeva persino di fronte a un bel tramonto. Sono molto saf, molto molto succosa. Sono come una lumaca praticamente. Appena vedo un maschio comincio a colare come una lumaca. Quando ero alle medie, le sedie di scuola erano sempre macchiate dei miei succhi. Io mi sciolgo come le altre donne semplicemente respirano.”

   “Mi piace questa cosa.”

   “Capisce cosa significa questo in un paese in cui la gente pensa solo al ghed, sono inermi di fronte al saf. Non c’è una sola donna in questo paese che provi piacere. I mariti devono ararle ore e ore per estrarre da loro un gemito e spesso non è che uno sbadiglio.”

   “E’ strano che siate così carogna e ne abbiate così poco l’aspetto. E’ la cosa che mi ha colpito fin dall’inizio e mi domando se siate una vera strega.”

   “Lo sono, lo sono, ma il suo maestro non le ha detto proprio niente? Eppure è uno dei saggi più stimati, è abbastanza noto nelle nostre vallate e lui sa tutto di noi. Non è nato molto lontano di qui e ha anche cercato di curare qualcuna delle mie vittime.”

   “Mi ha raccontato tutto, dati alla mano. Decessi, malattie, catastrofe ecologica, ma non riesco ad addebitarlo a lei personalmente, non mi sembra che l’abbia fatto apposta.”

   “Basta, se le dico che ci ho provato gusto?”

   “Ma, signorina, non è mai stata innamorata? perdìo! Non ha mai provato il desiderio di avere dei bambini? Forse dico delle cose stupide? Non può fare un uso costruttivo del saf?”

   “No, non sono cose stupide, è solo che Venere non è Giunone. Il saf di cui godo io non è una virtù domestica. Non si può essere madri e streghe, perché appena salta fuori la strega, la madre salta via. Il saf uccide gli spermatozoi, li annienta. Nessun spermatozoo può resistere a una decina di orgasmi. Le vere sgualdrine non hanno figli, mi creda.”

   “Ho già sentito questa teoria.”

   “Non sono teorie, sciocco intellettuale. Gli occhi  e  la  fica  hanno logiche diverse. Non sai che una strega non può piangere, perché dovrebbe trasferire i succhi in alto e allora dove andrebbero a finire i suoi profumi di Babilonia. Le lacrime sono l’orgasmo del cielo e il saf quello della terra, non possono mischiarsi.”

   “Non so se ho capito bene, ma in qualche modo il mio maestro mi ha esposto a un gravissimo rischio facendomi venire qui, è vero?”

   “No, probabilmente no, non so perché, ma sento di no. Devi avere un maestro davvero in gamba, ma non sento nei tuoi confronti la tentazione di estrarre nessuno dei miei poteri. Quando ti vedo è come se il saf si calmasse in me. Forse sei povero o sei uno scialacquatore. Scommetto che non te ne importa niente dei ghed?”

   “Al contrario, amo molto i soldi.”

   “Non proprio. Altrimenti perché non vedresti l’ora di spenderli? Chi ama veramente il denaro se lo tiene stretto. A te le monete piace farle scorrere, vederle fluire. Ti piacciono le cose che si acquistano con i ghed e forse anche queste non eccessivamente. A te credo che la cosa che piace  di  più  al  mondo sono le donne. Anch’io credo di piacerti, ma questo non suscita granchè il mio saf, perché è un saf oscuro, saturo di vendetta e che non aspira alla purezza del semplice piacere. Quindi questo tipo di saf non trova gusto a sfogarsi sui poveri diavoli o sui fanciulli relativamente innocenti.”

   “Devo dire, che se da un lato mi sento non poco rassicurato, dall’altro invece non mi sento per niente lusingato. Niente saf per me, maledizione! Neanche un dannato pranzetto pieno di saf?”

   “Ah, te lo cucinerò se proprio vuoi e cercherò di non sconvolgerti troppo la mente.”

   “Almeno che io sperimenti la tua cucina! Brava! E a vino, come stai?”

   “Poco, ma ottimo. Io a dire la verità sono astemia, ma ne tengo sempre per gli ospiti o per le vittime, se preferisci.”

   “Ho sempre pensato che le donne astemie fossero un po’ streghe. Dunque forse ci ho azzeccato.”

   Quella sera Settembrino e la strega cenarono assieme nella sua linda cucina e non gli successe  davvero  niente  di  tragico a parte una piacevole euforia alcolica. Bevette da solo l’intera bottiglia di Riesling. Non ne aveva mai assaggiato in vita sua uno così buono e raro. Secco, dolcemente, profumato, con quel retrogusto di selce tipico. Lei gli posò persino una mano sulla coscia, amichevolmente, ma senza troppe conseguenze, un gesto cameratesco. Lui le mise una mano sulla spalla e rimase un po’ deluso che non avesse un orgasmo istantaneo. Dormirono ognuno nel suo letto quella notte e se non ci fosse stato il buon vino, gli occhi tondi di lei lo avrebbero fatto rotolare tra le lenzuola per parecchie ore.

   La mattina seguente il pane era fragrante, un po’ scuro e c’era tutto un assortimento di piccoli barattoli di marmellata e del burro dal sapore strano, forse veniva dal latte di qualche mucca che aveva incantato in modo diverso da quanto era solita fare.

   “Che cosa vuole esattamente il tuo maestro da me?”

   “Vuole solo che tu ti faccia accompagnare da me a un piccolo colloquio con lui. Non sarà una grande cosa, un’oretta, un’oretta e mezza e poi andiamo  tutti  a  mangiare il pesce a Borghetto. C’è una trattoria meravigliosa. Sono degli argentini e fanno un pesce di mare eccezionale.”

   “E secondo te cosa succederà dopo che avrò parlato con lui?”

   “Probabilmente te ne innamorerai come fanno tutte e lui ti trasformerà in una donna un po’ più innocua, oppure se è proprio impossibile, ti convincerà a usare i tuoi talenti malefici in modo più utile. Ad esempio potresti girare senza mutande sui campi infestati dai pidocchi e liberarli o alzare la sottana davanti alla grandine e costringerla a smettere.”

   “Non ho un grande amore per i contadini.”

    Durante il viaggio in treno per Trento, il loro vagone era vuoto e lei si sdraiò per disteso, mettendogli la testa in grembo.

   “Non ho dormito tutta la notte per la paura dell’incontro con il tuo maestro. Ha una fama terribile. Dicono che da ragazzo andasse a caccia di gatti con lo schioppo e poi se li mangiasse.”

   “Era la fame, non aveva nulla contro i gatti.”

   “Sai, io sono una specie di gatto.”

   “Lo immagino. Mi ha raccontato che i gatti sono molto buoni da mangiare, sono un po’ come il coniglio.”

   “Va al diavolo!”

   Dormì profondamente con la testa sul suo grembo. I suoi capelli si irraggiarono davanti a lui, sembravano oro sui suoi pantaloni blù di velluto. Il viaggio fu abbastanza lungo e ogni tanto fu tentato di svegliarla con un bacio e farla tornare una strega, almeno un poco. Ma ormai, per qualche strano miracolo che solo Rafael Peinard può capire, il suo volto si era disteso come quello di un bambino. Il suo respiro era lieve e i suoi tratti erano deliziosamente innocenti, anche se la bocca era ben generosa. Quando si svegliò, gli pianse e singhiozzò tra le braccia ininterrottamente. Il saf era tutto salito negli occhi ed era diventato tutto un süss. Era contento per lei. Una donna non può passare tutta la vita a far volare le scope e a far impazzire la maionese. Rafael ne avrebbe fatto una moglie, forse anche una madre o una suora o una guaritrice o forse solo un’amante, ma   non   più   mortifera.   Sì,  Settembrino  era contento, il bene aveva tronfato, ma si sentiva anche deluso. Aveva l’impressione, sicuramente sbagliata, di aver subito una qualche sorta di ingiustizia. Era solo una sensazione, una fantasia, ma gli restò a lungo. Non gli sarebbe dispiaciuto del tutto correre il rischio del bacio della fata. Ah sì, ricordò allora che le fate non esistono, come lei gli aveva spiegato, si indicano così solo le streghe più carine.

 

Nicola Settembrino

 

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