Il Mago delle Note

Il montaggio era finito. Il regista era quasi soddisfatto. Sì, perchè nessun regista, dopo aver messo assieme i pezzi della sua opera, tagliando, incollando, e, ancora, ricucendo, incollando e poi tagliando di nuovo, è mai soddisfatto del risultato ottenuto. Mille dubbi lo assalgono. Dipendesse da lui starebbe giorni e giorni a rivedere e rettificare il lavoro fatto, ma ad un certo punto deve concludere. Il produttore lo pretende e, in un certo senso, questo lo libera dai suoi tormenti.

-Basta, ragazzi. Fermiamoci qui. Chiamate il Mago

-Quale Mago? – chiede un assistente.

-Ma come “quale mago”, animale. Il Mago delle Note.

L’assistente corre a chiamarlo. Quando il Mago, quasi senza capelli, con gli occhialoni pesanti che gli scivolano sul naso e in continuazione deve tirare su, la faccia seria per nascondere la timidezza, il passo incerto dei vecchi ma la  dignità delle persone libere, un vestito scuro, umile, da impiegato del catasto, entra in teatro, tutti smettono di parlare e si fanno da parte. Il Mago si reca al centro della sala, si siede, apre il suo bauletto delle note e resta immobile aspettando che tutto intorno cali il silenzio. Poi alza la mano destra. E’ il segnale che il film può partire. Le luci si spengono e sullo schermo cominciano a scorrere le immagini. E qui inizia la magia che tutti i presenti aspettano con trepidazione e a cui assistono immobili e con le bocche spalancate.

Il Mago si curva sul suo bauletto, fruga, raccoglie una manciata di note e le lancia in aria. Le note volteggiano simili a foglie mosse dal vento e si dirigono verso lo schermo, collocandosi ognuna al proprio posto, come scolaretti diligenti che si siedono ai banchi assegnati dal maestro. Quando ogni nota si è fissata alle immagini il Mago ne prende un’altra manciata e la magia si ripete.

E così, di manciata in manciata, le immagini si riempiono di suoni e nasce la colonna portante, pardon, la colonna sonora del film. L’ultima manciata di note il Mago la lancia sui titoli di coda, poi chiude il suo bauletto, si alza e si avvia verso l’uscita. Vi chiederete come fa il Mago a trovare le note giuste per ogni sequenza nel suo bauletto. Ma proprio qui sta la magia. Nessuno lo sa. Forse neanche lui.

Il regista sorride soddisfatto. Il Mago gli passa accanto e gli stringe il braccio.

-Ciao, Peppuccio.

-Ciao, Ennio.

 

Vito Viceconti

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